Geriatria e gerontologia
credits - editoriale geriatria - meetings - notiziario - pubblicazioni
Presentazione
Una premessa
L'invecchiamento
Tempo libero e solitudine
Geragogia
Alimentazione
Alcolismo
Alcol e invecchiamento cerebrale
Attività fisica
   
  Links
  Email
   
  site design Doublespeak
 
Study of an old Man's Profile Galleria degli Uffizi Firenze
L'educazione alimentare - 3  

Senza inoltrarci, poi, nei problemi che concernono la modificata glicoregolazione dell'età avanzata riteniamo opportuno soltanto di raccomandare ai medici di mantenere abbastanza elevata in tali soggetti la quota dei carboidrati che deve superare di poco il 50% delle calorie totali. Per quanto riguarda l'apporto di lipidi, pur non ritenendoli colpevoli di tutti i mali (la partita nei riguardi dell'arteriosclerosi, in gran parte, è stata giocata in età precedente), si raccomanda di non eccedere nel loro uso contenendone i consumi intorno al 30% delle calorie totali della dieta. Nell'anziano sono relativamenti frequenti le sindromi da carenza vitaminica le cui cause non sono rappresentate soltanto dall'introito insufficiente, quanto da eventi morbosi che comportano carenze e conseguenti deficit nutrizionali. Anche se non sono molti gli studi dedicati a questo specifico problema dell'anziano, si ritiene comunemente che il fabbisogno di vitamine sia aumentato nella terza età (come quello del ferro, dello zinco e del calcio), per cui, specie quando l'alimentazione è molto frugale ed uniforme (sotto le 1500 kcal/die) l'apporto vitaminico e minerale è spesso insufficiente ed il medico dovrebbe provvedere ad una integrazione adeguata della dieta. Infine ricordiamo che, nel vecchio, l'inerzia del sistema di regolazione idroelettrolitica e di quello della sete obbligano a consigliare bevande piuttosto abbondanti (oltre i 1500 ml di acqua al di senza contare gli alimenti), mentre non ci sono indicazioni per una dieta povera di sale sulla base della sola età.

Per concludere ricordiamo che dosi moderate di vino (250 ml al giorno nell'uomo e 125 ml nella donna) non sono sempre controindicate nel vecchio, ma possono essere talvolta concesse per stimolare l'appetito e per i noti benefici psicologici sul tono dell'umore in chi, specialmente, è avvezzo ad una tale morigerata consuetudine. A conclusione di questa lezione sui problemi inerenti all'educazione alimentare nel soggetto in età presenile, qualcuno degli argomenti trattati merita una parafrasi riassuntiva ed alcuni concetti vogliono una breve esplicazione pratica.

I problemi nutrizionali dell'anziano, abbiamo visto, sono sostenuti per un verso dal processo di senilizzazione dell'apparato digerente che si traduce in una insufficienza digestiva più o meno manifesta e, per l'altro, da fattori di ordine psicologico e sociale che ci sembrano non meno importanti nel condizionare il comportamento alimentare del vecchio. Tra questi ultimi, infatti, hanno un peso notevole le abitudini alimentari inveterate e spesso irrazionali oltre alla riduzione del potere economico che abitualmente consegue al pensionamento. Tuttavia è soprattutto l'ineducazione e la disinformazione alimentare, ancora troppo diffusa nella nostra compagine sociale, che spesso influenza le scelte alimentari del vecchio, orientandole verso il consumo dei cosidetti alimenti di "facile digestione", per lo più gravemente carenziati. Le conoscenze attuali in tema di nutrizione dell'anziano, sia pure provenienti da indagini di tipo trasversale, mettono in chiara evidenza, infatti, che una certa parte di soggetti anziani vive in condizioni di carenza nei confronti di determinati nutrienti.

Tra le conoscenze scientifiche, tuttavia, in continuo progresso per quanto riguarda i rapporti tra alimentazione e salute, e quelle che sono nella realtà le conoscenze nutrizionali di larghi strati della popolazione senile, c'è un dislivello notevole che può essere colmato soltanto da interventi di tipo educazionale. La geragogia, di cui l'educazione alimentare è un capitolo di fondamentale importanza, è una disciplina che deve ancora darsi una metodologia e trovare gli strumenti adatti per completare in qualche modo la formazione dell'anziano e di chi si appresta a diventarlo. I maggiori problemi, naturalmente, sono di tipo realizzativo, in quanto tale nuova pedagogia dovrebbe investire gli ambienti e le strutture più varie come gli ospedali, i gerontocomi, le case di riposo, i centri per anziani, i servizi sociali e tutte le altre istituzioni dove l'anziano può facilmente essere raggiunto dall'educatore.

Le iniziative che richiedono d'essere adottate nell'impostazione di un programma geragogico debbono necessariamente avvalersi della stampa e degli altri "media" ai quali si potrebbe chiedere, una volta tanto, di condizionare positivamente l'opinione pubblica e, in particolare, quella della popolazione anziana. Tuttavia i tramiti più "fisiologici" attraverso cui dovrebbe essere, a nostro avviso, incanalata la psicopedagogia della terza età nel suo complesso, restano sempre gli operatori sanitari in genere (dietisti, paramedici) ed in particolare il medico di base a cui spettano, senz'altro, i compiti principali nell'educazione dell'anziano.

Per tali operatori, che spesso mancano di sufficienti nozioni di nutrizione clinica, oltre che per gli specializzandi in geriatria, abbiamo voluto trattare, in queste note, dei più importanti problemi riguardanti l'educazione alimentare del vecchio allo scopo di fornire agli interessati i modelli culturali che consentano un positivo intervento sui comportamenti alimentari e, quindi, in difesa della salute ed in favore di un'attiva prevenzione antisenile. La nostra trattazione su quello che oggi deve intendersi per psicopedagogia dell'adulto presenile e del vecchio in campo alimentare trova qui termine in attesa che nuove conoscenze ne modifichino i modelli e, ovviamente, la loro pratica applicazione. Vorremmo aggiungere, infine, che avremmo anche la presunzione di proporre al medico pratico un nuovo senso di responsabilità nell'occuparsi di relazioni tra educazione alimentare e prevenzione.

La prevenzione non è infatti soltanto una tecnica per una migliore salvaguardia della salute, ma è anche una vera e propria trasposizione di conoscenze, le più varie e profonde, tali da costituire un nuovo tipo di cultura alla quale si devono adeguare non soltanto alcune abitudini di vita come l'alimentazione, ma tutto un insieme di interessi e di peculiari attese gerontologiche.

<Torna all'inizio

   
Geragogia.net © - Dott. Giovanni Cristianini - 2001 - 2018