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In questo campo, come abbiamo più volte argomentato, è senz'altro
indifferibile l'ausilio dei "mass media" in generale e, tra
questi, segnatamente quello del mezzo televisivo che può trovare
innumerevoli possibilità di applicazione, come è facilmente
intuibile, ma sui contenuti tecnici delle quali non intendiamo
soffermarci in questa lezione.Possiamo tuttavia ribadire ancora
una volta la necessità che tutti i provvedimenti, preventivi
e terapeutici, da adottarsi nella pratica geriatrica debbano
sempre lasciarsi precedere da interventi geragogici, grazie
ai quali l'anziano possa utilmente incrementare le propie
capacità di attivazione fisica, mentale, emozionale e sociale.
Abbiamo detto, infatti, che il momento iniziale ed obbligatorio
di ogni intervento geroprofilattico è rappresentato dalla
pedagogia sociale che deve essere in grado di esplorare la
virtualità educazionale dell'intera popolazione e di valutare,
fin dall'inizio, i limiti dei vari programmi di intromissione
formativa. Non è difficile prevedere, infatti, che le pesanti
sovrastrutture burocratiche di tale pubblicizzazione possano
alla fine gravare negativamente sulle varie attività geragogiche,
con il risultato d'imporre rigidi formalismi operativi a discapito
dell'efficacia educazionale.
Come risulta da quanto si è precisato nei precedenti paragrafi
un tale pericolo non è affatto trascurabile, se si considera
soprattutto che i cambiamenti verificatisi, in tempi recenti,
nell'ambito della cultura gerontologica sono stati recepiti
solo in minima parte dagli addetti alle attività sanitarie
e che, pertanto, i problemi attuativi concernenti l'educazione
all'invecchiamento sono ben lungi dall'essere risolti. Sarebbe
necessario che, sulla base di queste nuove acquisizioni culturali,
si iniziasse da parte di coloro che ne sono direttamente responsabili
una trasformazione effettiva della compagine sociale e dei
rapporti intergenerazionali, anche se è abbastanza intuitivo
che non si può modificare una società soltanto con i decreti
e le leggi.
Riformare l'attuale cultura della vecchiaia, così com'è
radicata nel nostro tessuto sociale, costituisce un impegno
oltremodo complesso che richiede non soltanto bandi politici,
ma l'attivazione globale di nuovi metodi educazionali che
producano, su larga scala, una rivoluzionaria palingènesi
dei comportamenti e delle consuetudini nei riguardi dell'invecchiamento
umano. Questo modello di pedagogia è un processo che denota
nuove dimensioni intellettuali, psicologiche e sociali e vuole,
come si è detto, coinvolgere tutti i mezzi di comunicazione
sociale che siano atti a migliorare il fardello culturale
delle popolazioni, affinchè tutti possano prendere le opportune
decisioni in materia di salute e di invecchiamento.L'aumento
consistente della popolazione anziana nelle società industriali
(nelle quali peraltro non si adottano sufficienti misure
preventive nei confronti dell'invecchiamento) comporta, ad
esempio, un pesante incremento delle malattie cronicodegenerative,
peculiari dell'età involutiva, evenienza che è da riferirsi
in massima parte all'incapacità da parte dell'individuo di
prendere decisioni adeguate per la salvaguardia del suo invecchiamento
fisiologico.
Si tratta allora, nel settore della geragogia sociale, di
escogitare sempre nuove strategie operative e, tra di esse,
di riuscire a scoprire quelle procedure innovative, in tema
educazionale, che si dimostrino in grado di produrre un cambiamento
duraturo nella coscienza collettiva prima che in quella individuale.
In effetti si tratta di provvedere ad un'educazione globale
di tutti i cittadini circa i mezzi e le modalità che meglio
si addicono ad un invecchiamento il più possibile naturale
ed armonico. E' necessario che il medico, per primo, sappia
di geragogia e suggerisca il mezzo educativo quale cardine
della prevenzione geriatrica in tutti i settori dell'educazione
di massa. Il momento pedagogico, come si è detto, deve precedere
sempre gli interventi di profilassi gerontologica, in qualsiasi
direzione essi vengano promossi, allo scopo di prevenire già
con la formazione educazionale i numerosi problemi connessi
all'invecchiamento.
E' indispensabile, quindi, che si parli sempre più dei problemi
di segno geragogico attraverso i "mass media", a cui spetta
di scoprire gli anziani dal lato educazionale e formativo,
piuttosto che da quello commerciale e stereotipato degli spot
pubblicitari. Il mezzo televisivo, in particolare, dovrebbe
operare sulla fascia di età giovaneadulta con programmi formativi
che modifichino in senso positivo la concezione generale della
vecchiaia, anzichè diffondere con insistenza una mentalità
"giovanilistica" che fatalmente porterà ad una squilibrio
della società futura. Tale scompenso sociale sarà la risultante
di una graduale e paradossale emarginazione del complesso
trigenerazionale costituito da coloro che oggi non sono ancora
vecchi. Tra le varie strategie d'intervento che possono essere
utilizzate dal gerontologo in funzione di geragogo, il mezzo
radiotelevisivo, opportunamente impiegato, si presenta come
la metodologia più moderna e valida per incidere utilmente
sul fenomeno dell'invecchiamento.
La prevenzione primaria (e secondaria) della vecchiaia deve
fondarsi necessariamente sull'educazione di massa e, pertanto,
non può trascurare quegli elementi sociali, tra cui anche
il mezzo televisivo, che meglio si prestano ad una corretta
ed efficace geragogia dell'intero complesso sociale. Possiamo
concludere, pertanto, che la migliore educazione all'invecchiamento
non è quella diretta al singolo individuo, giovane o anziano
che sia, ma quella che coinvolge globalmente coloro che convivono
con esso, siano questi i componenti del nucleo familiare o
i membri dell'intero complesso antropologico.
Da tale punto di vista è evidente che la pedagogia dell'invecchiamento,
il cui inizio si deve collocare per alcuni già nell'età della
scuola, non può in alcun caso autolimitarsi ad un trattamento
psicogeragogico di tipo individuale. Quando si promuove una
campagna di formazione geragogica attraverso i "mass media"
è abbastanza ovvio che essa viene rivolta espressamente al
complesso sociale nella sua globalità, affinchè tutti i suoi
membri, di qualsivoglia età, possano apprendere in modo collettivo
e graduale a convivere con il vecchio, a realizzare una propria
senescenza fisiologica ed a sostenere, infine, nel migliore
modo possibile il ruolo esistenziale di persona anziana. E'
appena necessario ricordare, tuttavia, che una tale proposta
pedagogica, valida e praticabile sul piano dottrinario, rimane
ancora ad un livello puramente congetturale sul piano esecutivo,
quello cioè della sua attuazione pratica attraverso gli strumenti
di comunicazione. Se consideriamo, ad esempio, il mezzo televisivo,
dobbiamo riconoscere che non solo la realtà attuale è molto
distante da quella auspicabile in una prospettiva educazionale,
ma che, addirittura, molti dei programmi in trasmissione diffondono
spesso gli stereotipi culturali più negativi e convenzionali
nei riguardi della vecchiaia.
Anche in campo pubblicitario, dove non sembra sia stato
applicato ancora un codice di comportamento, si avverte spesso
la propensione a relegare l'anziano in ruoli emblematici piuttosto
discutibili. Questo non significa che i progetti che abbiamo
abbozzato siano del tutto inattuabili perchè, a bene considerare
la situazione, i mezzi di comunicazione utilizzati senza risparmio
nel campo della politica, dello sport e dello spettacolo,
sono in fondo gli stessi dispositivi che potrebbero essere
impiegati in una grande campagna geragogica. Naturalmente
un'operazione educazionale di tali dimensioni dovrebbe essere
fiancheggiata e sostenuta dalle istituzioni pedagogiche già
esistenti, dalle strutture sanitarie e da tutte le fondazioni
culturali, anche private, di cui ogni consorzio sociale con
un minimo di potenzialità organizzativa può sempre avvalersi.
Abbiamo più volte affermato, nel corso di queste lezioni,
che il giovane e l'adulto non sanno invecchiare e che il vecchio
molto raramente si dimostra capace di vivere da vecchio, di
realizzarsi cioè nel ruolo esistenziale in cui lo costringe
l'età.
E' compito che spetta al geragogo, pertanto, quello d'insegnare
a invecchiare ed a vivere la vecchiaia nel modo migliore possibile,
inventando e divulgando, a questo fine, strategie nuove che
servano ad orientare uomini di governo, amministratori pubblici
ed operatori sanitari verso le più moderne metodologie in
grado d'influire positivamente sul processo di senescenza
umana. In questo senso una "prevenzione" dell'invecchiamento
è teoricamente possibile, nelle società più evolute, grazie
appunto ai mezzi di comunicazione che possono essere adoperati
per l'educazione sanitaria di massa e, come abbiamo già osservato,
anche per modificare il complesso di atteggiamenti negativi
nei confronti dell'anzianità, con l'obbiettivo di sfatare
altresì lo stereotipo culturale che vuole il vecchio in posizione
secondaria e subordinata. Si tratterebbe, nella seconda ipotesi,
di recuperare in breve l'immagine positiva dell'uomo anziano
attraverso un adeguato piano educativo che dovrebbe fondarsi
su idonei programmi affidati ai "mass media" e reclamizzati
con la stessa capacità intrusiva e persuasiva della pubblicità
commerciale.
La realizzazione di una tale operazione di massa presenta,
tuttavia, difficoltà non trascurabili se si considera che,
oltre ad un progetto operativo, è necessario un supporto economico
ed organizzativo non indifferente e, soprattutto, occorre
la volontà politica degli organismi governativi che sono preposti
ai vari settori di competenza.
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