Geriatria e gerontologia
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Geragogia e mezzi di comunicazione - 3  

In questo campo, come abbiamo più volte argomentato, è senz'altro indifferibile l'ausilio dei "mass media" in generale e, tra questi, segnatamente quello del mezzo televisivo che può trovare innumerevoli possibilità di applicazione, come è facilmente intuibile, ma sui contenuti tecnici delle quali non intendiamo soffermarci in questa lezione.Possiamo tuttavia ribadire ancora una volta la necessità che tutti i provvedimenti, preventivi e terapeutici, da adottarsi nella pratica geriatrica debbano sempre lasciarsi precedere da interventi geragogici, grazie ai quali l'anziano possa utilmente incrementare le propie capacità di attivazione fisica, mentale, emozionale e sociale. Abbiamo detto, infatti, che il momento iniziale ed obbligatorio di ogni intervento geroprofilattico è rappresentato dalla pedagogia sociale che deve essere in grado di esplorare la virtualità educazionale dell'intera popolazione e di valutare, fin dall'inizio, i limiti dei vari programmi di intromissione formativa. Non è difficile prevedere, infatti, che le pesanti sovrastrutture burocratiche di tale pubblicizzazione possano alla fine gravare negativamente sulle varie attività geragogiche, con il risultato d'imporre rigidi formalismi operativi a discapito dell'efficacia educazionale.

Come risulta da quanto si è precisato nei precedenti paragrafi un tale pericolo non è affatto trascurabile, se si considera soprattutto che i cambiamenti verificatisi, in tempi recenti, nell'ambito della cultura gerontologica sono stati recepiti solo in minima parte dagli addetti alle attività sanitarie e che, pertanto, i problemi attuativi concernenti l'educazione all'invecchiamento sono ben lungi dall'essere risolti. Sarebbe necessario che, sulla base di queste nuove acquisizioni culturali, si iniziasse da parte di coloro che ne sono direttamente responsabili una trasformazione effettiva della compagine sociale e dei rapporti intergenerazionali, anche se è abbastanza intuitivo che non si può modificare una società soltanto con i decreti e le leggi.

Riformare l'attuale cultura della vecchiaia, così com'è radicata nel nostro tessuto sociale, costituisce un impegno oltremodo complesso che richiede non soltanto bandi politici, ma l'attivazione globale di nuovi metodi educazionali che producano, su larga scala, una rivoluzionaria palingènesi dei comportamenti e delle consuetudini nei riguardi dell'invecchiamento umano. Questo modello di pedagogia è un processo che denota nuove dimensioni intellettuali, psicologiche e sociali e vuole, come si è detto, coinvolgere tutti i mezzi di comunicazione sociale che siano atti a migliorare il fardello culturale delle popolazioni, affinchè tutti possano prendere le opportune decisioni in materia di salute e di invecchiamento.L'aumento consistente della popolazione anziana nelle società industriali (nelle quali peraltro non si adottano sufficienti misure preventive nei confronti dell'invecchiamento) comporta, ad esempio, un pesante incremento delle malattie cronicodegenerative, peculiari dell'età involutiva, evenienza che è da riferirsi in massima parte all'incapacità da parte dell'individuo di prendere decisioni adeguate per la salvaguardia del suo invecchiamento fisiologico.

Si tratta allora, nel settore della geragogia sociale, di escogitare sempre nuove strategie operative e, tra di esse, di riuscire a scoprire quelle procedure innovative, in tema educazionale, che si dimostrino in grado di produrre un cambiamento duraturo nella coscienza collettiva prima che in quella individuale. In effetti si tratta di provvedere ad un'educazione globale di tutti i cittadini circa i mezzi e le modalità che meglio si addicono ad un invecchiamento il più possibile naturale ed armonico. E' necessario che il medico, per primo, sappia di geragogia e suggerisca il mezzo educativo quale cardine della prevenzione geriatrica in tutti i settori dell'educazione di massa. Il momento pedagogico, come si è detto, deve precedere sempre gli interventi di profilassi gerontologica, in qualsiasi direzione essi vengano promossi, allo scopo di prevenire già con la formazione educazionale i numerosi problemi connessi all'invecchiamento.

E' indispensabile, quindi, che si parli sempre più dei problemi di segno geragogico attraverso i "mass media", a cui spetta di scoprire gli anziani dal lato educazionale e formativo, piuttosto che da quello commerciale e stereotipato degli spot pubblicitari. Il mezzo televisivo, in particolare, dovrebbe operare sulla fascia di età giovaneadulta con programmi formativi che modifichino in senso positivo la concezione generale della vecchiaia, anzichè diffondere con insistenza una mentalità "giovanilistica" che fatalmente porterà ad una squilibrio della società futura. Tale scompenso sociale sarà la risultante di una graduale e paradossale emarginazione del complesso trigenerazionale costituito da coloro che oggi non sono ancora vecchi. Tra le varie strategie d'intervento che possono essere utilizzate dal gerontologo in funzione di geragogo, il mezzo radiotelevisivo, opportunamente impiegato, si presenta come la metodologia più moderna e valida per incidere utilmente sul fenomeno dell'invecchiamento.

La prevenzione primaria (e secondaria) della vecchiaia deve fondarsi necessariamente sull'educazione di massa e, pertanto, non può trascurare quegli elementi sociali, tra cui anche il mezzo televisivo, che meglio si prestano ad una corretta ed efficace geragogia dell'intero complesso sociale. Possiamo concludere, pertanto, che la migliore educazione all'invecchiamento non è quella diretta al singolo individuo, giovane o anziano che sia, ma quella che coinvolge globalmente coloro che convivono con esso, siano questi i componenti del nucleo familiare o i membri dell'intero complesso antropologico.

Da tale punto di vista è evidente che la pedagogia dell'invecchiamento, il cui inizio si deve collocare per alcuni già nell'età della scuola, non può in alcun caso autolimitarsi ad un trattamento psicogeragogico di tipo individuale. Quando si promuove una campagna di formazione geragogica attraverso i "mass media" è abbastanza ovvio che essa viene rivolta espressamente al complesso sociale nella sua globalità, affinchè tutti i suoi membri, di qualsivoglia età, possano apprendere in modo collettivo e graduale a convivere con il vecchio, a realizzare una propria senescenza fisiologica ed a sostenere, infine, nel migliore modo possibile il ruolo esistenziale di persona anziana. E' appena necessario ricordare, tuttavia, che una tale proposta pedagogica, valida e praticabile sul piano dottrinario, rimane ancora ad un livello puramente congetturale sul piano esecutivo, quello cioè della sua attuazione pratica attraverso gli strumenti di comunicazione. Se consideriamo, ad esempio, il mezzo televisivo, dobbiamo riconoscere che non solo la realtà attuale è molto distante da quella auspicabile in una prospettiva educazionale, ma che, addirittura, molti dei programmi in trasmissione diffondono spesso gli stereotipi culturali più negativi e convenzionali nei riguardi della vecchiaia.

Anche in campo pubblicitario, dove non sembra sia stato applicato ancora un codice di comportamento, si avverte spesso la propensione a relegare l'anziano in ruoli emblematici piuttosto discutibili. Questo non significa che i progetti che abbiamo abbozzato siano del tutto inattuabili perchè, a bene considerare la situazione, i mezzi di comunicazione utilizzati senza risparmio nel campo della politica, dello sport e dello spettacolo, sono in fondo gli stessi dispositivi che potrebbero essere impiegati in una grande campagna geragogica. Naturalmente un'operazione educazionale di tali dimensioni dovrebbe essere fiancheggiata e sostenuta dalle istituzioni pedagogiche già esistenti, dalle strutture sanitarie e da tutte le fondazioni culturali, anche private, di cui ogni consorzio sociale con un minimo di potenzialità organizzativa può sempre avvalersi. Abbiamo più volte affermato, nel corso di queste lezioni, che il giovane e l'adulto non sanno invecchiare e che il vecchio molto raramente si dimostra capace di vivere da vecchio, di realizzarsi cioè nel ruolo esistenziale in cui lo costringe l'età.

E' compito che spetta al geragogo, pertanto, quello d'insegnare a invecchiare ed a vivere la vecchiaia nel modo migliore possibile, inventando e divulgando, a questo fine, strategie nuove che servano ad orientare uomini di governo, amministratori pubblici ed operatori sanitari verso le più moderne metodologie in grado d'influire positivamente sul processo di senescenza umana. In questo senso una "prevenzione" dell'invecchiamento è teoricamente possibile, nelle società più evolute, grazie appunto ai mezzi di comunicazione che possono essere adoperati per l'educazione sanitaria di massa e, come abbiamo già osservato, anche per modificare il complesso di atteggiamenti negativi nei confronti dell'anzianità, con l'obbiettivo di sfatare altresì lo stereotipo culturale che vuole il vecchio in posizione secondaria e subordinata. Si tratterebbe, nella seconda ipotesi, di recuperare in breve l'immagine positiva dell'uomo anziano attraverso un adeguato piano educativo che dovrebbe fondarsi su idonei programmi affidati ai "mass media" e reclamizzati con la stessa capacità intrusiva e persuasiva della pubblicità commerciale.

La realizzazione di una tale operazione di massa presenta, tuttavia, difficoltà non trascurabili se si considera che, oltre ad un progetto operativo, è necessario un supporto economico ed organizzativo non indifferente e, soprattutto, occorre la volontà politica degli organismi governativi che sono preposti ai vari settori di competenza.

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