Geriatria e gerontologia
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L'educazione alimentare - 1  

Nei programmi di geragogia l'educazione alimentare occupa una parte di preminenza per la notevole importanza che una corretta alimentazione assume nel favorire il prolungamento di una vita attiva, autonoma e consapevole. L'alimentazione, infatti, riveste un ruolo fondamentale nel campo della geriatria preventiva che, in questi ultimi anni, ha messo in particolare evidenza le principali modificazioni nutrizionali e metaboliche che l'età determina nell'organismo.

L'alimentazione oggi ha acquisito, infatti, aspetti così complessi, per l'ampliamento delle conoscenze sulla composizione dei vari nutrienti e sulla fisiopatologia umana, che la scelta di un alimento al posto di un altro diventa senz'altro un atto che possiamo definire culturale. Si tratta infatti di una scelta che l'uomo opera nell'ambiente in cui vive e che, caratterizzando il suo comportamento, si traduce in sostanza in un fatto di cultura che trova, del resto, profonde radici nella tradizione e nella collocazione eticopolitica dell'individuo e della sua comunità naturale. Il comportamento alimentare, specie nel soggetto in età presenile, non può affidarsi più a criteri puramente istintivi, stagionali e geografici, come in passato, non fosse altro per il fatto che oggi disponiamo di una enorme varietà di alimenti in tutti i mesi dell'anno ed abbiamo, inoltre, ampliato in modo imponente le conoscenze sulla loro composizione ed il loro coinvolgimento causale in problemi di fisiopatologia umana.

Siamo quindi in grado di mettere in relazione a comportamenti alimentari errati dell'età adulta (e di quelle precedenti) malattie oggi molto diffuse quali obesità, ipertensione, aterosclerosi, diabete ed altre per le quali i geriatri sono chiamati in causa non solo per il fatto che i danni clinici di tali processi morbosi si manifestano per lo più all'inizio dell'involuzione senile ma, soprattutto, perchè ne rappresentano i fattori acceleranti. L'educazione alimentare, quindi, costituisce nell'adulto, forse più che nell'età scolare, un momento necessario di formazione culturale se è vero, come è vero, che il comportamento alimentare è presupposto da un lato di salute e dall'altro può essere causa diretta e sufficiente di malattia.

Ci sembra pertanto di importanza fondamentale che l'adulto in età presenile, periodo della vita che può essere ancora plasmabile e fecondo, venga educato a modificare abitudini alimentari scorrette ed impari a nutrirsi in modo appropriato per mantenere o ritrovare, quando occorra, la propria salute fisica e psichica. Il processo di senescenza e le malattie peculiari dell'età involutiva richiedono accorgimenti dietetici diversi dalle norme igieniche generali che possono essere insegnate già sui banchi di scuola. Si tratta, per l'adulto, di conoscenze e informazioni nuove che devono assolutamente entrare nel bagaglio culturale di chi si accinge ad invecchiare con profitto, conservando cioè il bene prezioso della salute. Quella presenile è quindi un'età ancora ricca e fertile che il geragogo e gli operatori geriatrici non possono assolutamente lasciarsi sfuggire.

Le attuali conoscenze sulle condizioni nutrizionali della terza età derivano in gran parte da indagini di tipo trasversale che hanno messo in evidenza, pur tra notevoli lacune, che un'alta percentuale di anziani (non chiaramente stabilita) si trova in condizioni di carenza nei riguardi di determinati nutrienti. Possiamo classificare le cause che conducono alla malnutrizione nel soggetto anziano in categorie di ordine psicologico, sociale ed organico. Tra le prime si annovera la depressione esistenziale, peculiare dell'età involutiva, che spesso consegue a lutti familiari, al cambiamento di ruolo, alla paura della vecchiaia ed a cui si può attribuire spesso la perdita dell'appetito e la riduzione dell'assunzione di cibo. È noto, infatti, che "mangiare" rappresenta una importante attività psicosociale per cui il cibo viene visto di volta in volta come simbolo d'amicizia, di prestigio, di creatività e di eutimia.

Le cause sociali ed ambientali che possono influire sulla cattiva nutrizione dell'età anziana vanno ricercate soprattutto nelle frequenti ristrettezze economiche, in particolari condizioni quali l'isolamento e la solitudine, nella mancanza di aiuto domestico che determina sovente difficoltà nella preparazione dei pasti. L'alimentazione dell'anziano, infatti, dev'essere considerata come un atto globale che comprende la capacità di programmare l'acquisto e la scelta del cibo, di trasformare tale intenzione in azione e di cucinare, infine, un pasto adeguato. Accade, pertanto, che quando si perde la motivazione all'allestimento del pasto si adotta spesso una dieta insufficiente ed uniforme ed inoltre si tende spesse a cucinare, come abbiamo già osservato, grandi quantitativi di cibo da riscaldare in seguito e consumare nell'arco di parecchi giorni con conseguente perdita di tutti gli alimenti nutritivi labili quali, ad esempio, le vitamine idrosolubili.

Tra i fattori psicosociali che condizionano l'alimentazione del vecchio si possono annoverare, altresì, le abitudini alimentari inveterate ed irrazionali (tra cui l'abuso alcolico), la troppo diffusa disinformazione alimentare e, come dicevamo, la riduzione di potere economico nell'anziano pensionato. Tra le cause organiche, infine, che possono causare malnutrizione distinguiamo, per praticità, quelle "fisiologiche" da quelle dovute alla patologia cronica senile. Le modificazioni anatomofunzionali dell'apparato digerente associate all'invecchiamento (ipogeusia, edentulia, atrofia gastrica) condizionano notevolmente le scelte alimentari dell'anziano, orientandole verso il consumo di alimenti di "facile digestione" ma spesso carenti di principi nutritivi.

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