Geriatria e gerontologia
credits - editoriale geriatria - meetings - notiziario - pubblicazioni
Presentazione
Una premessa
L'invecchiamento
Tempo libero e solitudine
Geragogia
Alimentazione
Alcolismo
Alcol e invecchiamento cerebrale
Attività fisica
   
  Links
  Email
   
  site design Doublespeak
 
Study of an old Man's Profile - Galleria degli Uffizi - Firenze
Successfull ageing o vecchiaia da rottamare? Torna agli editoriali

di
Rita Farneti

La pila degli anni non è così alta
come quando venisti prima d'ora
ma sta crescendo ogni giorno
dal pavimento del ricordo
e mentre alzandomi sul cuore
posso ancora raggiungere la cima
cancella la montagna col tuo volto
ed afferrami prima che io cada.
(E.Dickinson)

Cosa s'intende per successfull ageing,usualmente tradotto con vecchiaia di successo?

Il sostanziale aumento dell'aspettativa di vita(Bowling 2005),conquistato nel secolo scorso,unito ai progressi della chirurgia,a migliorate condizioni di vita,a mirate politiche di programmazione sanitaria ed a più raffinate conoscenze dei processi di invecchiamento,hanno puntato l'attenzione internazionale sull'età adulta tarda,promuovendola come fase della vita ancora potenzialmente declinabile in condizioni di salute e benessere soddisfacenti. Mutando dunque i modelli di malattia della(e nella) vecchiaia,riducendo ulteriormente con interventi tempestivi ed efficaci i rischi per la salute dell'età adulta tarda,vivere una stagione della vita migliorata e migliorabile diventa un obiettivo sempre più realistico,tanto da ritenere che un'attenta(ed in pari misura lungimirante) politica sanitaria dovrebbe promuovere un invecchiamento "felice" già fin dai 60 anni - piuttosto che un mero supporto ad anziani già in condizioni di malattia , spesso cronica - ,per sostenere e supportare un modello di invecchiamento positivo tanto caro alle speranze dei più.

Le teorie biomediche considerano buona una vecchiaia comprensiva di maggiore aspettativa di vita,nella quale diventa auspicabile poter sempre più contrastare i segni di un fisiologico deterioramento fisico,mentale ed una condizione di svantaggio cognitivo.
Da ciò il tanto usato - e forse abusato termine- successfull ageing, con il quale si ricomprende sia l'assenza di malattia cronica (subordinata ad un'efficace antagonizzazione dei fattori di rischio per l'insorgenza della malattia stessa),sia un livello di salute percepito soddisfacente, con alti gradi di autonomia fisica, inclusa la possibilità di dare prestazioni ancora buone ,la presenza di autosufficienza ed una capacità di orientamento temporospaziale complessivamente accettabili.

La usuale e,forse, superficiale dicotomia fra una popolazione che invecchia,funzionando come malata, ed una popolazione che,pur invecchiando,registra ancora parametri di normalità,anche se sfiorata da patologie, ci induce a riflettere sull'amplissima e complessa eterogeneità all'interno dei due gruppi.
Rave e Kahn(1998) hanno infatti preferito operare una distinzione fra una vecchiaia valutata come"normale", con un normale e fisiologico declino psicologico e fisico, ed una vecchiaia "buona",nella quale la perdita funzionale, se pur progressiva, è contenuta,poichè i fattori estrinsechi giocano ruoli neutrali e/o positivi.
Questa valutazione porterebbe ad evidenziare nei componenti di una buona vecchiaia non la mera assenza di malattia,ipotesi peraltro irrealistica, bensì la capacità di mantenere una buona forma fisica ed un buon funzionamento mentale, incluso un attivo e gratificante impegno sociale.

Il modello offerto da Rave e Kahn viene sempre più adottato,pur nella realistica consapevolezza che una vecchiaia libera da "affanni e malanni" rappresenti un'eventualità alquanto remota per la maggior parte delle persone.Per quanto a metà della popolazione anziana secondo i predetti parametri venga riconosciuto di invecchiare con successo,solo poco meno di un quinto può essere portatore di un invecchiamento felice, supportato da un benessere psicofisico percepito ancora soddisfacente.

Il livello di soddisfazione per ciò che si è vissuto ed il grado di appagamento per il presente,uniti ad una realistica speranza in un futuro se pur residuale, costituiscono i parametri che permettono di definire con un approccio positivo una fase della vita,la vecchiaia,sempre più indagata,data ,forse, troppo per scontata, ma complessivamente ancora di delicata decodifica.

Se il modello biomedico enfatizza la minor incidenza di patologie gravi ed invalidanti,auspicando altresì quanto più a lungo possibile ben integro e conservato il funzionamento fisico e mentale, dunque un'immagine di vecchiaia al meglio delle sue possibilità,il modello sociopsicologico invece sottolinea la capacità di provare ancora soddisfazione dalla vita,in virtù di una partecipazione attiva alla socialità,agevolata da un funzionamento psicologico ancora adeguato,da buone risorse interiori,in sintesi dalla possibilità di ulteriore crescita personale( nell'arco dell'intero ciclo di vita che include a pieno titolo la senescenza).
Essere portatori sani di buona vecchiaia esprime la possibilità di provare ancora appagamento,di nutrire la propria giornata di volizione e reattività,di sperimentare ancora la capacità di gioire,favoriti da un equilibrio felicemente instabile fra il desiderare e l'accettare di potere realisticamente appagare desideri in forma ridotta,surrogata ed anche simbolica, conservando altresì quanto più possibile un'idea di sé coesa ,coerente ed apprezzabile,alimentata dal senso di congruenza interna,dalla duttilità creativa e dalla capacità di sviluppare ancora adattamento a perdite ,lutti,separazioni e dolori.

La capacità di funzionare come esseri sociali è dunque l'altro aspetto del buon invecchiamento, poichè un'interazione positiva con l'idea di sé e la capacità di costruire ancora relazioni con gli altri permettono integrazioni al modello del sè sociale e la partecipazione vivificante all'ambiente in senso lato.

Il vecchio adagio non solo anni alla vita ma ,soprattutto, vita agli anni in fondo lo testimonia appieno.
Dal punto di vista psicologico le carte vincenti per un buon invecchiamento includono una visione del mondo "pacificata",un senso di dignità ed apprezzamento personale, la percezione di autostima e controllo sulle personali e residuali proprietà della vita,complessivamente strategie di rievocazione e conservazione ancora delle buone cose per fronteggiare cambiamenti e modificazioni del sé corporeo.

La difficoltà di riconoscere se stessi come ancora se stessi rappresenta forse la difficoltà maggiore e sottolinea un compito evolutivo ove più intensa si addensa la sofferenza.Il corpo diventa testimone,muto ed assordante al tempo stesso, dello sfinimento della vita, dimostrando inequivocabilmente l'approssimarsi del commiato con tutte le angosce del caso.L'esperienza del vivere include l'acquisire la consapevolezza della temporalità dell'esistenza e,dunque, della morte -da ciò la logica stringente che si invecchia un po' come si è vissuto-,riconsiderando che se temperanza e realismo permettono ancora un equilibrio interiore,la loro assenza in questo ulteriore compito evolutivo di adattamento alla realtà interna( un mondo che si percepisce appartenente a quello/a che sono stato/a ed una realtà esterna ove manca il posto per quello che si è nell'hic et nunc)spingono nella direzione della desolazione più devastante, aggravata dalla fatica nel fare un bilancio spesso percepito soggettivamente deficitario,ultima pulsione aggressiva contro la morte focalizzata invece su brandelli di vita vissuta.Sono pochi i contributi e le ricerche inerenti i punti di vista degli anziani sul modello di una vecchiaia felice,simmetrica nel vissuto ad una vita altrettanto felicemente attraversata.Se le ricerche sulla vecchiaia vanno per lo più nella direzione di un'acquisizione di dati relativi alla salute mentale e ad un adattamento sociale,spesso espresso in forma generalizzante,pressochè irrisori sono i contributi che permettono di indagare sulla modalità di progressivo distacco dalle cose e dalle persone, conservate alla propria coscienza nella forma intangibile del ricordo,fino all'ultimo ancora palpitanti e confortanti,in quella fase che anticipa la separazione fisica dalla vita e prelude all'accettazione della propria mortalità e della propria morte,momento fra i più profondi, alti,intimi e solitari ai quali l'essere umano consegna l'incontro con la separazione definitiva da se stesso.

Se l'equazione binaria salute=giovinezza ancora accampa tutto il peso della sua incalzante logica, per i più invecchiare bene significa invecchiare in salute,il che non esclude acciacchi,eventi,incidenti ed accidenti di percorso, poiché prevede la possibilità di godere ancora delle proprietà di quella vita nella quale è ancora una volta possibile riconoscersi.

Se studi di politica sanitaria sulla senescenza evidenziano l'importanza delle condizioni di svantaggio,le ricerche relative ad un invecchiamento felice rilevano che una vecchiaia buona è meno dipendente da fattori genetici di quanto usualmente si pensi.Molto peso assumono le interazioni ed interrelazioni sociali,le relazioni ed attività sociali residuali,legate ad un sentirsi ancora nel mondo , che consente di viversi come vitale contrastando le rappresentazioni di una vecchiaia contenitore di ogni malanno,deputata dunque alla mera rottamazione. Nell'arte del vivere si può imparare ad invecchiare,magari con ottimismo e con una ragionevole speranza...
Vale l'adagio del bicchiere che si accetta essere mezzo pieno,senza sottolinearne la metà troppo vuota,vale la capacità di tollerare l'ambivalenza dei propri oggetti interni,l'aver fatto le separazioni necessarie da un corpo che non si può pretendere immutabile,permettendo il passo discreto di un tempo vuoto e silenzioso nel quale poter accettare di abbandonarsi,consapevoli che permane sulla vita e sulla vecchiaia tutto il fascino ed il mistero che ancora ne evocano verità ed essenza.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

A.Bowling,What is a successfull ageing and who should define it?BMJ,2005,331:1548-1551.
E.Palmore,Predictors of successfull ageing,Gerontologist,1979;19:427-31
J.W.Rawe,S.L.Kahn,Successfull ageing,New York,Pantheon Books,1998
R.Crosnoe,G.H.Elder,Successfull adaptation in the later years :a life course approach to ageing,Soc.Psychol.Q.,2002,65:309-28

Gli editoriali più recenti
   
Geragogia.net © - Dott. Giovanni Cristianini - 2001 - 2018