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di
Emine Meral Inelmen
Ricercatore presso la Cattedra
di Geriatria
Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche
Università degli Studi di Padova
Introduzione
Mentre è noto che l'obesità nel giovane adulto
è un fattore di rischio indipendente, è ancora
oggetto di dibattito se essa lo sia anche in età geriatrica.
In passato, infatti, l'obesità in geriatria era considerata
una patologia "secondaria" e quindi non importante
dal punto di vista medico; oggigiorno, però, essa e'
presa in considerazione sempre di più, a causa delle
sue possibili conseguenze: disabilità e peggioramento
della qualità di vita (1).
A conferma vi sono studi che mettono in evidenza come nelle
persone obese la disabilità compaia 10 anni prima rispetto
alle persone normopeso, e come l'eccesso di peso corporeo
sia strettamente associato alla disabilità in età
avanzata (2).
Paradossalmente però, nelle donne anziane, un basso
BMI (indice di massa corporea) risulta essere associato ad
una più alta probabilità di peggioramento dell'
attività motoria agli arti inferiori, e quindi di maggiore
rischio di disabilità (3).
E' noto inoltre come nella popolazione generale , l'eccesso
di peso corporeo sia associato ad un significativo incremento
di coronaropatia, scompenso cardiaco e morte (4).
Al contrario, studi di pazienti con scompenso cardiaco stabilizzato
hanno dimostrato che, paradossalmente, i soggetti con BMI
più elevato hanno un rischio di morte minore rispetto
a quelli con "healthy" BMI ("the obesity paradox")
(5).
A questo punto ci si chiede: l'obesità nell'anziano
di per sé rappresenta realmente un fattore di rischio?
Dobbiamo considerare l'obesità quale patologia "principale"
negli anziani e trattarla di conseguenza o continuare ad "ignorarla"
dal punto di vista medico? Che peso si deve dare all' "obesity
paradox"?
Le risposte a queste domande sono tuttora oggetto di discussione.
Questo breve articolo non può dunque dare risposte
certe, ma vuole soltanto focalizzare il problema e metterlo
a dibattito, rivedendo alcuni dati pubblicati in letteratura
in questo campo.
Dimensioni del problema
L'obesità sta aumentando tra i 50-60 anni; di conseguenza
stiamo assistendo ad un incremento di questa patologia nell'età
geriatrica. Questo aumento potrebbe condurre ad un concomitante
aumento dunque della disabilità e morbilità
(1).
In particolare negli USA l'obesità e' aumentata in
ambedue i sessi, a tutte le età, razze e livelli di
istruzione, indipendentemente dal fumo: i dati indicano che
gli USA non e' solo il paese più "grasso"
ma probabilmente la società più "grassa"
nella storia del mondo ! (1).
Lo studio multicentrico europeo sullo stato di salute e di
nutrizione nell'anziano "euronut-seneca"a cui ha
partecipato anche l'Italia (6), ha confermato una elevata
prevalenza di obesità in ambedue i sessi (7).
L'obesità severa, nell'anziano, e' più rappresentata
nelle donne (1), in cui la disabilità e' associata
a più elevati BMI e a più elevata percentuale
di grasso corporeo (8).
Gli uomini obesi raramente sopravvivono dopo la mezza età
a causa della "scarsa"prognosi della malattia cardiovascolare
e ipertensione, due patologie che peggiorano con l'obesità
(1).
I ricercatori dello studio euronut-seneca hanno confermato
che elevati livelli di BMI dovrebbero essere considerati quali
fattori di rischio per disabilità e morbilità(7).
Vi e' in questo caso però un paradosso: se l'obesità
sta diventando una vera e propria "epidemia" nel
mondo in quanto "colpisce" anche i paesi in via
di sviluppo (1), e se essa contribuisce alla mortalità
e morbilità, come si spiega il decremento dei tassi
globali di mortalità negli ultimi anni?
Probabilmente l'effetto di questa nuova "epidemia"
si vedrà nel prossimo futuro. In letteratura e' stato
perfino coniato per l'obesità il termine "mostro
grasso" (fat monster) !
Fattori favorenti l'obesità nell'anziano
E' chiaro che la causa principale dell'obesità in
età geriatrica rimane, come nell' adulto più
giovane, lo squilibrio tra apporto calorico e dispendio energetico.
La recente "occidentalizzazione" delle tradizionali
abitudini alimentari, rappresentata dal fast-food, bevande
zuccherate, dolciumi, aumento del consumo di carne rossa,
ha dato luogo al fenomeno "nutrition transition".
Da un recente studio però emerge che, pur assumendo
gli obesi anziani una dieta tradizionale mediterranea"healthy"
al contrario degli obesi giovani che consumano pasti "occidentalizzati"
e quindi molto più calorici, il loro stato di obesità
permane (9).
C'e' anche in questo caso un paradosso:come mai la dieta mediterranea
così universalmente raccomandata per i suoi benefici
effetti sulla salute e sulla longevità, non riesce
a prevenire gli obesi anziani dall'aumento di peso? Questo
significa che l'obesità può svilupparsi malgrado
una dieta "healthy" anche nei soggetti anziani,
probabilmente dovuta ad un eccesso dell'apporto calorico.
Infatti, quasi tutti gli anziani in questo studio riportavano
un consumo regolare giornaliero di pasta; il frequente consumo
di carboidrati complessi potrebbe avere l'effetto di aumentare
il loro apporto calorico totale. Inoltre, riferivano un moderato
consumo di vino; anche se e' ben noto l'effetto positivo sulla
salute di esso, si tratta di aggiungere però una ulteriore
quota energetica alla dieta (9).
Ancora un altro paradosso: gli obesi anziani riportano un
apporto calorico normale . Si tratta della non adeguata metodologia
di inchiesta dietetica nell'anziano? Occorre considerare comunque
che il BMI nell'anziano e' il risultato di un previo lungo
periodo di sovralimentazione e non è, con molta probabilità,
strettamente correlato alla inchiesta dietetica eseguita al
momento dello studio (10). Inoltre, l'apporto calorico riportato
dal soggetto anziano obeso potrebbe essere sottostimato, come
avviene nell'adulto più giovane.
Alla luce di questi paradossi occorrerebbero dettagliate informazioni
sulle abitudini alimentari più che sulla composizione
della dieta, in modo da mettere in evidenza i legami che intercorrono
tra dieta, aumento di peso e salute. E' da ricordare che le
persone non mangiano specifici nutrienti, ma specifici cibi.
Accanto all'evidente bilancio positivo di apporto calorico,
si devono considerare altri fattori di rischio quali quelli
genetici, sesso, economico-educazionali, fisiologici, fisici,
sociali, ecc.
L'obesità dunque e' il risultato di molteplici fattori
che promuovono lo squilibrio energetico e l'eccessivo deposito
di grasso anche nell'anziano così come nel giovane.
Nella tabella sono elencati i fattori di rischio dell'obesità
nell'anziano.
Fattori di rischio dell'obesità nell'anziano.
| Genetici |
L'insorgenza dell'obesità
nell'anziano è rara. Di solito soggetti obesi rimangono
obesi con l'età. |
| Sesso |
Nella donna e' più
frequente. |
| Economia-istruzione |
Gli anziani tendono a comprare
cibi a basso costo spesso più calorici. Bassa istruzione. |
| Fisiologici |
Modificazione della composizione
corporea con l'età: calo di massa magra e aumento
di massa adiposa. |
| Fisici e sociali |
Vedovanza, abbandono, isolamento,
istituzionalizzazione, depressione, apatia. |
| Inattività |
Aumento della disabilità
con l'età. |
| Cessazione del fumo |
Graduale aumento di peso
corporeo. |
Fonte: Inelmen et al, 2003 (1).
Il dilemma dell' "obesity paradox"
L'obesità e' associata chiaramente alla malattia cardiovascolare;
molti studi indicano un progressivo incremento della mortalità
e riduzione della sopravvivenza (11).
I dati di questa associazione sono stati comunque criticati
perchè ricavati dalle compagnie di assicurazione e
quindi da popolazioni non rappresentative in quanto selettive.
Occorrono perciò studi epidemiologici longitudinali
su ampi numeri di soggetti prima di riconoscere con sicurezza
l'obesità quale fattore di rischio cardiovascolare,
malgrado il fatto che i ben noti fattori di rischio per tale
patologia siano prevalenti nelle popolazioni obese.
Inoltre, la distribuzione del tessuto adiposo e' fondamentale;
per tale motivo, occorre studiare dei sottogruppi di soggetti
con obesità viscerale rilevati mediante il semplice
rapporto vita/fianchi. Infatti, è l'obesità
addominale, più che l'obesità totale, ad essere
maggiormente un fattore di rischio. .
Negli ultimi anni si e' delineato un fatto paradossale: mentre
l'obesità aumenta il rischio di sviluppare uno scompenso
cardiaco di circa due volte, i dati di pazienti ambulatoriali
suggeriscono che l'obesità e' associata ad un miglioramento
della sopravvivenza dopo lo sviluppo dello scompenso cardiaco
(12).
Da qui la recente definizione di " obesity paradox".
Alcuni autori hanno indicato questo fenomeno come " epidemiologia
a rovescio" ("reversed epidemiology") dello
scompenso cardiaco in cui, con l'aumento di obesità,
colesterolo, pressione arteriosa, si hanno dei migliori "outcomes"
nello scompenso cardiaco (13).
Lo stesso fenomeno dell' "obesity paradox" è
stato visto in uno studio condotto su 6876 persone di età
media 58 ± 11 anni (14).
In un altro gruppo di 89 pazienti di età media 62 ±11
anni, l' "obesity paradox " si e' rilevato dopo
l' infarto miocardico (15).
Si può supporre allora che l'obesità abbia
un effetto "protettivo" sui pazienti affetti da
malattia cardiovascolare?
Altri autori comunque contestano l' "obesity paradox"
dato che, negli studi, bisognerebbe tener conto dei gravi
obesi (BMI > 35 kg/m2) che sono meno numerosi e che potrebbero
avere degli "outcomes" peggiori (16). Inoltre alcuni
di questi studi sono limitati nella casistica.
Per ultimo, a conferma che l'obesità potrebbe essere
considerata "protettiva" in geriatria, in un recente
studio condotto su pazienti anziani ospedalizzati, la prevalenza
di ulcere da decubito risultava essere maggiore nei soggetti
sottopeso rispetto a quelli affetti da sovrappesso e obesità
(17). Probabilmente l'eccesso di grasso funge da "cuscino
antidecubito".
Esiste veramente allora l'"obesity paradox" ?
Anche questa domanda è in cerca ancora di una risposta.
Sarebbero comunque necessari ulteriori indagini per mettere
in luce il meccanismo di questo paradossale legame tra obesità
e miglioramento della prognosi dello scompenso cardiaco.
Ecco perchè ultimamente l'"obesity paradox"
e' stato definito come " a confusing finding"!
Prospettive future
Lasciando i ricercatori a discutere sull' "obesity paradox",
l'unica certezza che rimane e' quella di combattere l'obesità
in età infantile e adulta per le note complicanze che
questa dà luogo: diabete, dislipidemia, ipertensione,
malattia cardiovascolare, infarto del miocardio, disabilità,
ecc.
Le linee guida americane raccomandano fortemente il calo
ponderale nei pazienti in sovrappeso e obesi, e il maggior
obbiettivo del progetto health people 2010 e' quello di ridurre
la proporzione degli adulti obesi negli USA da 23 % a 15 %
(18).
Le strategie di prevenzione includono il miglioramento della
scelta dei cibi e la promozione di bevande "zero-calorie",
di porzioni "ragionevoli" di pasti di basso costo,
dei cibi e bevande ipocaloriche, di dieta a basso contenuto
di grassi, di esercizio fisico giornaliero. L'educazione alimentare
da parte dei medici e di altri operatori sanitari risulta
essere dunque di fondamentale importanza.
Ma queste raccomandazioni valgono anche in geriatria?
Nell'età avanzata non e' ancora chiara la relazione
tra sovrappeso o obesità e mortalità. Non sappiamo
ancora se essi necessitano di trattamento o meno. Gli studi
epidemiologici dovrebbero includere anche le popolazioni geriatriche
per poter creare delle linee guida
Per gli obesi anzian, purtroppo, però neanche le tabelle"larn"(
livelli di assunzione raccomandati di nutrienti per la popolazione
italiana) (19) tengono conto delle fasce di età geriatriche.
Infatti, esse raggruppano gli anziani in un unica fascia di
età oltre i 60 anni. Ma può un 90enne essere
paragonato dal punto di vista nutrizionale ad un 60enne? D'altronde
vi e' la difficoltà di studiare popolazioni geriatriche
estremamente eterogenee e limitate nel numero, soprattutto
per quanto riguarda gli oldest-old.
E' certo comunque che negli ultra85enni il sovrappeso non
e' un fattore di rischio di mortalità, ed un leggero
sovrappeso sarebbe addirittura " protettivo". Negli
oldest-old il sottopeso e la perdita della massa magra potrebbe
essere un problema più rilevante del sovrappeso.
E poi, se l'obesità e' un fattore di rischio di mortalità,
come mai esistono tanti anziani obesi? La causa potrebbe essere
la seguente: molti obesi con complicanze non raggiungono l'età
geriatrica (selezione naturale), ma molti altri (sopravissuti)
probabilmente raggiungono un certo stato di "equilibrio",
così da diventare "resistenti" agli effetti
avversi dell'eccesso di grasso.
Conclusione
Riassumendo, la crescente prevalenza dell'obesità
nella popolazione anziana sta diventando un importante problema
di salute e può influire sullo stato funzionale, può
contribuire alla fragilità ed al declino dell'attività,
così come peggiorare i problemi medici di comorbidità.
Le raccomandazioni pratiche standardizzate indirizzate a controllare
il peso corporeo nella popolazione anziana sono ancora oggetto
di dibattito a causa anche dell' "obesity paradox".
Come dovremmo allora comportarci dal punto di vista terapeutico
di fronte ad un anziano obeso?
Alla luce anche dell'effetto "protettivo" dell'obesità
nell'anziano, dovremmo innanzitutto considerare con molta
cura se e' il caso di trattare o meno il paziente.
In attesa di ulteriori ricerche in questo campo sarà
il nostro "buon senso" a guidarci !
Le raccomandazioni comunque per il calo di peso dovrebbero
essere individuali, focalizzando, di ogni paziente, i problemi
medici sottostanti e lo stato funzionale.
Occorre dunque tener presente che gli obbiettivi del controllo
del peso nell'anziano sono diversi da quello del giovane per
cui bisogna evitare la perdita "aggressiva" di peso.
In certi casi l'obbiettivo potrebbe essere solo il mantenimento
del peso oppure un lento e molto graduale calo fino alla riduzione
e/o scomparsa dei sintomi accusati dal paziente e correlati
al suo stato di obesità (dispnea da sforzo, artropatia
da carico, difficoltà a camminare, limitazione ed impaccio
nei movimenti, russio, apnee notturne ostruttive, ipersonnia
diurna).
Il più delle volte il miglioramento dei sintomi e,
di conseguenza, della qualità di vita nell'anziano
coincidono con la perdita di qualche chilo senza arrivare
all'utopico peso ideale, ad eccezione, ovviamente, in caso
di grave obesità dove l'approccio terapeutico potrebbe
essere diverso.
E per concludere, dobbiamo sempre tener presente l'antico
proverbio: "una sola cosa e' certa: che nulla e'certo"!
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