Geriatria e gerontologia
credits - editoriale geriatria - meetings - notiziario - pubblicazioni
Presentazione
Una premessa
L'invecchiamento
Tempo libero e solitudine
Geragogia
Alimentazione
Alcolismo
Alcol e invecchiamento cerebrale
Attività fisica
   
  Links
  Email
   
  site design Doublespeak
 
Study of an old Man's Profile - Galleria degli Uffizi - Firenze
La ragnatela della vecchiaia Torna agli editoriali

di
Rita Farneti

La vecchiaia è lo sguardo degli altri che ti incolla al tuo destino senza futuro(J.Amery)

"Come un meccano per ragazzi, che prende forma (...) a tappe, lunghe all'inizio, la consapevolezza nasce da ciò che non possiamo più fare, o non possiamo fare più come prima. A poco a poco la morsa si stringe. Le debolezze si sommano le une alle altre,lasciandoci ogni volta un po' più sminuiti, un po' più soli, come se una barriera invisibile ci separasse progressivamente dagli altri".

Con queste parole C.Olievenstein descrive il triste e graduale allontanamento che patisce l'anziano in una realtà sociale nella quale la vecchiaia ancora muove imbarazzo.

Prendendo invece spunto da un racconto di Ellison,dal titolo "L'uomo invisibile", nel quale viene fatto cenno alle vicissitudini dell'autore, afroamericano costretto a confrontarsi con gli stereotipi razziali in voga nella società americana degli anni Trenta, B.Levy pone l'accento su un processo cognitivo in virtù del quale il vecchio è svalorizzato e costretto a subire i pregiudizi negativi.

B.Levy sottolinea anche un dato sconcertante: la coerenza e stabilità dello stereotipo.

Gli stereotipi ed i pregiudizi nei confronti della persona anziana non significano solo accettazione di "luoghi comuni", di "conoscenze non verificate", e di "giudizi pre-confezionati", ma rappresentano anche tratti di " un'economia della mente " che spesso si traduce in "un'avarizia del cuore".

Sostanzialmente una modalità difensiva che potrebbe esprimere il bisogno di non correre rischi , di non esplorare ciò che è ignoto ,accettando piuttosto ciò che risulta, invece, troppo (e troppo spesso) scontato.

Una rappresentazione semplificata della vecchiaia - per lo più interpretata come fase della vita nella quale si viene emarginati,si è troppo (e troppo spesso) malati , si rischia di diventare poco autosufficienti o non autonomi - mette ancor più in risalto il senso di desolazione e di sconforto che sembrano connotare questa ultima parte dell'esistenza,scandita da lutti,perdite e separazioni .

Incombe, finale e più significativa di tutte le prove, la morte.

Purtroppo gli stereotipi sulla vecchiaia, che sembrano avere esordio precoce , dimostrano di consolidarsi negli anni e addirittura di rinforzarsi nell'età adulta: gli stereotipi sull'invecchiamento personale, altrettanto quanto gli stereotipi sull'invecchiamento generale, funzionano al di sotto della soglia di coscienza.

Quindi, durante la propria vecchiaia ,gli stereotipi relativi al proprio sé (che invecchia) finiscono col coincidere con gli stereotipi relativi all'invecchiamento in generale.

L'anziano è costretto giorno per giorno ad abitare un corpo nel quale stenta a riconoscersi ,sente forte ed insieme doloroso il bisogno di percepirsi ancora parte di un tempo quotidiano vissuto con altri , con fatica si percepisce proprietario di un'esistenza vitale , combattuto tra la voglia di allontanare l'immagine di un corpo inabitabile ed il desiderio di alimentare la fiammella del suo esistere .

Quello che l'anziano considera essere attinente e caratteristico della vecchiaia in generale,che include anche la propria condizione di anziano, diventa potente nel dequalificare l'ultima parte della vita, nella quale prevalgono le rappresentazioni di un vecchio non più soggetto "riconosciuto", bensì preda dello scorrere indifferente del tempo.

L'anziano avverte che la vita non è più in suo possesso,ma gli appartiene solo un'esistenza scandita dalla temporalità sulla quale non è possibile evitare il trionfo della morte :ancora una volta la persona che invecchia diventa testimone dell'imbarazzo che cagiona la propria e l' altrui vecchiaia,nell'attesa di un "passaggio cruciale", che gli offrirà "un'estrema occasione per confermare o correggere la visione della vita" che potrà trasmettere ai suoi successori.

Nel tempo che resta accade di considerare men che residuali spazi e tempi "prima" destinati ad assaporare eventi, a nutrire speranze, a riflettere "sul corso delle cose":si conferma la percezione che tendano pressoché a scomparire "le riserve di affiatamento ed arguzia",nel passato lievito della conversazione di tutti i giorni "nelle comunità tradizionali".

Spesso è difficile anche per familiari e caregivers attutire la portata devastante che finisce per assumere la vecchiaia dei propri cari o dei propri assistiti ,quella vecchiaia che, talvolta in modo sottile, talvolta in modo intempestivo, evoca già il futuro da vecchi (che avranno familiari e caregiver).

Diventa fondamentale contenere paure, rabbie, inquietudini e sostenere la relazione con la persona anziana: i gesti della cura di un corpo malato ed il prendersi cura della persona possono rinsaldare il legame con colui che invecchia, attrezzandolo a vivere con minore sgomento e senso di sconfitta sia la propria immagine sia il vissuto che la permea.

Il vecchio teme le aggressioni della malattia ,ma nutre una maggiore inquietudine nel sentirsi sempre più ostaggio di un tempo vuoto di significato e affollato solo da malanni.

Vive la tristezza del giorno rendendosi sempre più conto che è difficile difendere un brandello di vita ed erigere una barriera contro la malattia e la morte.

E' faticoso dare respiro a quel frammento di esistenza che prelude alla fine della medesima, permettere ad un vecchio di esistere protetto dall'amore degli altri, dalle loro cure e dalle parole che ancora una volta possono esprimere sentimenti di sollecitudine, rispetto e vicinanza.

Occorrerà tempo, un diverso modo e moto d'animo per fare rientrare nella vecchiaia una vita più significativa e meno frustrante per la persona che invecchia.

Occorrerà tempo perché non sia facile dire:"la vecchiaia la solitudine ed io e poi una malinconia/ tutti e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci/ciascuno cammina solo ma siamo l'uno al fianco dell'altro".

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

INRCA, La vecchiaia ci appartiene ?,Società editrice napoletana,Napoli,1975
R.Doisneau,N.Hikmet,Poesie d'amore,Mondadori,Milano,2006
Becca R.Levy,Mind matters:cognitive and physical effects of aging self-stereotypes,Journal of Gerontology,2003,n.?4,P.203-211
G.Mantovani,L'elefante invisibile Tra negazione e affermazione delle diversità :scontri e incontri multiculturali,Giunti,Firenze,1998
B.M.Mazzara, Stereotipi e pregiudizi,Il Mulino,Bologna, 1997
C.Olievenstein,La scoperta della vecchiaia, Einaudi ,Torino,1999

Gli editoriali più recenti
   
Geragogia.net © - Dott. Giovanni Cristianini - 2001 - 2016