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Cultura e Benessere Soggettivo Individuale: un ruolo centrale Torna agli editoriali

Enzo Grossi 1, Pierluigi Sacco 2-3

1 Fondazione Bracco Milano; 2 Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM; 3 IUAV, Venezia

Cultura e benessere: una relazione complessa

Quasi nessuno sarebbe disposto a negare l'impatto della cultura da un punto di vista psicologico, sociale ed economico, e quindi l'influenza indiretta che può esercitare su aspetti come la longevità e il livello di soddisfazione della vita. Ma pensare alla cultura come ad uno dei maggiori fattori determinanti la salute o il benessere fisico e psicologico è un punto meno incontrovertibile. Ciò dipende dal fatto che alla cultura, da un punto di vista intuitivo, rispetto ad altri fattori rilevanti per la salute come, per citarne alcuni, le abitudini alimentari e il fumo, il patrimonio genetico, l'esposizione alla tossicità o allo stress, ma anche il livello di reddito o la qualità delle relazioni, il medico assegna un ruolo relativamente minore sulla aspettativa di vita.

Tutt'al più, ci può essere il riconoscimento che alcuni di questi fattori rilevanti, come le abitudini alimentari e il fumo, possono essere almeno in parte determinati culturalmente.

Ci sono poche eccezioni a questo stato di cose. Tuttavia la letteratura che sta fiorendo in questi ultimi anni riguardante gli studi sul benessere sta attraendo un'attenzione crescente alla dimensione culturale. Va osservato tuttavia che termini come qualità della vita, benessere e vita soddisfacente identifichino effettivamente un labirinto di concetti sottilmente diversi ma interrelati fra di loro, e che le molte relazioni fra i livelli soggettivi ed oggettivi di benessere possano essere dinamicamente complessi
Infatti, il termine stesso 'cultura' è pieno di ambiguità e complessità semantica. In particolare, ci sono almeno tre diversi significati che possiamo assegnare al termine. In primo luogo, possiamo pensare alla cultura come ad un dato insieme di tratti ambientali e sociali, vale a dire, un insieme di caratteristiche che sono associate ad un luogo specifico di sviluppo umano e sociale. Chiaramente, questi tratti possono essere coltivati e sviluppati con un certo impegno (ad esempio, acquisire padronanza nei canti patriottici tradizionali o nella pratica delle decorazioni a mano), ma è il fatto stesso di essere cresciuto in un contesto specifico che determina la loro sedimentazione stabile sia a livello individuale che a livello sociale. In questo caso, i tratti culturali sono diffusi e stabilizzati a livello sociale e inter-generazionale attraverso meccanismi di trasmissione culturale C'è una ricca letteratura che esplora le implicazioni dei tratti socio-culturali e ambientali sul benessere ma una discussione esaustiva su questa letteratura va oltre lo scopo di questo articolo.
Possiamo sintetizzare dicendo che esistono buoni presupposti a sostegno dell'idea che il benessere soggettivo sia, fra gli altri fattori, determinato culturalmente.

Un secondo esempio di cultura riguarda l'acquisizione intenzionale di capacità e competenze che vanno oltre i tratti trasmessi socialmente, e che sono correlate alle dimensioni dell'auto-rappresentazione e autodeterminazione tipicamente associate alla cultura, benché esse siano la conseguenza secondaria del perseguimento di obbiettivi la cui natura non è intrinsecamente culturale: ad esempio, intraprendere un programma di istruzione e di formazione per acquisire abilità necessarie a trovare un lavoro migliore nel mercato del lavoro, o sviluppare dei tratti culturali che siano funzionali ad una migliore integrazione sociale. A differenza dei tratti culturali socio-ambientali, in questo caso l'acquisizione dei tratti culturali è l'esito di decisioni specifiche di investimento nell'accumulazione di capitale umano, ma per motivazioni che attribuiscono alla cultura un valore strumentale. Ancora una volta, esiste una letteratura che cerca di valutare le implicazioni sul benessere dei valori relativamente alti di acculturazione o di conseguimento di un certo grado di istruzione: studi eseguiti su studenti cinesi in Australia ad esempio hanno dimostrato che il livello di acculturazione ha un impatto abbastanza evidente sul benessere soggettivo. Recenti osservazioni condotti su campioni di popolazione in diverse nazioni con contesti culturali molto diversi fanno ritenere che in paesi con un alto reddito, alti livelli di istruzione e di status socio-economici, si riscontra un rischio sostanzialmente più basso di infarto miocardico acuto. L'effetto è considerevolmente più debole nei paesi a reddito medio - basso. Si può spiegare questa relazione con il fatto che più alti livelli di istruzione e di acculturazione permettono agli individui di essere informati meglio e di essere consapevoli delle scelte personali che hanno un impatto positivo in termini di autodeterminazione, nonché di pratiche e abitudini a servizio della salute.

C'è poi un terzo tipo di cultura intesa come acquisizione di caratteristiche costruite intenzionalmente che hanno a che fare con le motivazioni culturali intrinseche, cioè con capacità e competenze che sono finalizzate ad un miglior accesso e fruizione di esperienze culturali, vale a dire esperienze che sono esplicitamente e unicamente progettate da qualcuno per orientare gli altri individui verso particolari traiettorie di significato e opinioni. Ci riferiamo in altre parole ad attività culturali organizzate nell'ambito di specifici contesti sociali. La relazione fra il benessere e questo significato piuttosto restrittivo della cultura è difficilmente spiegabile rispetto agli esempi precedenti; è poco probabile pensare alle esperienze culturali molto di più di un modo carino di utilizzare il tempo libero. Possono essere al più importanti piattaforme per lo sviluppo delle disposizioni individuali e di capacità che sostanzialmente sono in grado di espandere il potenziale personale e l'autodeterminazione, strategie per il perseguimento di una vita che sia soddisfacente, l'articolazione e l'adozione di scelte di stili di vita, e così via. E' importante considerare che vista in questo ambito anche l'attività fisica o sportiva diventa un espressione culturale molto importante, soprattutto nel paziente anziano.

Evidenze recenti dalla ricerca applicata

Le prove esistenti sembrano invece confermare la rilevanza di questo tipo di esperienze culturali in termini di salute e di indicatori del benessere. La letteratura contiene diversi studi (compresi studi clinici) che sembrano fornire chiare e solide evidenze sul fatto che la partecipazione alle attività culturali abbia degli effetti benefici sulla salute. Ad esempio, esistono evidenze sulla relazione fra partecipazione culturale e aspettative di vita, che dimostrano come l'accesso culturale migliori chiaramente le possibilità di sopravvivenza in campioni longitudinali. Uno studio longitudinale della durata di 14 anni condotto da Konlaan e al. nel 2000 esaminò la possibile influenza della partecipazione a vari generi di eventi culturali, frequentazione di enti o istituzioni culturali, sui fattori determinanti la sopravvivenza. Lo studio riscontrò un rischio di mortalità più alto per quelle persone che raramente andavano al cinema, ai concerti, ai musei, o alle esibizioni artistiche, rispetto a chi frequentava più spesso questi contesti. Minori effetti benefici furono riscontrati per la frequentazione di teatri, chiese o eventi sportivi in qualità di spettatori, e nessun effetto dalla lettura o dal fare musica. Inoltre, Hyppa e al. nel 2006 pubblicarono uno studio riguardante la partecipazione culturale come fattore predittivo di sopravvivenza su un campione di 8.000 finlandesi, osservando un livello di rischio più basso di mortalità fra i partecipanti più assidui. Su un filone analogo, Bygren e al. nel 2009 hanno esaminato la relazione fra la frequentazione degli eventi culturali e la mortalità correlata al cancro. I risultati del loro studio longitudinale su più di 9000 partecipanti riscontrò che coloro che partecipavano raramente o moderatamente agli eventi culturali avevano rispettivamente una probabilità maggiore di 3.23 e 2.92 volte di morire di cancro durante il periodo di follow-up rispetto ai frequentatori più assidui. Tuttavia, questo effetto fu osservato solo fra i residenti delle aree urbane.
Per quanto riguarda il rapporto tra cultura e benessere individuale, studi recenti hanno nuovamente fornito alcuni dati interessanti. Daykin e al. (2008) hanno condotto un'analisi critica della letteratura per dimostrare l'impatto delle arti performative sulla salute e sul benessere dei giovani in contesti non clinici. Essi riscontrarono prove evidenti sugli effetti positivi della pratica delle arti performative, compresi i cambiamenti positivi nei comportamenti e miglioramenti nelle abilità sociali e nelle interazioni fra i giovani a rischio. Valutando l'impatto dei progetti di arte partecipativa su persone con problemi di salute mentale, Hacking e al. (2008) riscontrarono che la partecipazione conduceva a miglioramenti significativi sia nel processo di responsabilizzazione, che negli indicatori di salute mentale e di inclusione sociale. Tuttavia, la interrelazione effettiva sembra essere più complessa e sfaccettata di ciò che si potrebbe dedurre da queste testimonianze preliminari. Michalos (2005, 2008), in due studi pioneristici, ha misurato l'impatto delle arti sulla qualità della vita. Nel primo, un campione di famiglie scelte in modo randomizzato di 315 adulti (>18) residenti a Prince George British Columbia (CA) servì come set di dati di lavoro. Fu loro spedito un questionario che identificava 66 attività associate alle arti, dal quale vennero ricavate informazioni sulla media dei tassi di partecipazione settimanale e annuale ad eventi culturali settimanale e annuale degli intervistati, e sui livelli di soddisfazione relativi alla loro partecipazione. Effettuando una sintesi dei risultati multivariati, si è scoperto che le arti hanno un impatto molto modesto sulla qualità della vita (QOL - Quality of Life), e potrebbero spiegare soltanto la varianza compresa tra il 5% e l'11% in quattro misure plausibili della qualità della vita auto percepita da parte degli intervistati (Michalos, 2005). Nel secondo studio, per misurare l'impatto delle attività associate all'arte sulla qualità della vita percepita o sperimentata, fu distribuito un questionario ad oltre 10,000 famiglie distribuite in cinque comunità del British Columbia. Il questionario riguardava la partecipazione a 66 tipi di attività associate alle arti, e le ragioni per le quali la gente si impegnasse in tali attività, e misurava la valutazione complessiva che gli intervistati davano della loro salute, della soddisfazione di vita e qualità di vita, felicità, e benessere soggettivo. Furono completati e restituiti complessivamente 1027 questionari (10.3%), ma non fu considerato un campione rappresentativo delle comunità locali coinvolte nello studio, ma solo dei residenti con un interesse nelle arti. Lo studio rilevò che le attività di tipo artistico, e la soddisfazione ricavata da queste attività, avevano un impatto relativamente basso sulla qualità della vita percepita o sperimentata dagli intervistati (Michalos, 2008). Nummela e al. (2008) tuttavia, rilevano che, in base ad una ricerca postale condotta su circa 2,800 soggetti appartenenti a tre coorti demografiche diverse e residenti in un distretto della Finlandia del sud, esiste una forte e consistente relazione fra varie forme di accesso ad eventi culturali (mostre d'arte, teatro, cinema e concerti) e la salute auto-riferita. Anche Laukka (2007) riscontra associazioni significative fra alcune pratiche di ascolto musicale e il benessere psicologico in un campione di anziani svedesi .

Relazione tra consumo culturale e benessere psicologico: una ricerca italiana

Un consorzio di Enti promotori e in particolare:Università IUAV di Venezia, Facoltà di Arti e Design Industriale, Dipartimento di Arti e Design e Industriale - Centro EPOCA - Economia e POlitiche Culturali Avanzate; Libera Università di Bolzano, Facoltà di Scienze della Formazione; Ripartizione Italiana Cultura Provincia Autonoma di Bolzano; Fondazione Garrone; Bracco Spa hanno recentemente dato il via ad una indagine che ha interessato 3000 cittadini selezionati da Doxa per essere rappresentativi della popolazione italiana.
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, unica nel suo genere in Italia e in Europa, fornire un quadro interpretativo della relazione tra consumo culturale e benessere e evidenziare l'incidenza della cultura (e del consumo culturale) rispetto ai processi di sviluppo dell'individuo (inteso capitale umano e sociale);

Il processo d'inserimento delle domande della sezione cultura è avvenuta attraverso la selezione di alcune domande parte di un questionario realizzato dall'Università IUAV di Venezia e dalla AIRESIS Consulting di Milano, società specializzata in ricerche di mercato e statistiche, utilizzato nel 2006 per la rilevazione degli effetti del consumo culturale nei processi di sviluppo urbano.

Il questionario è quindi diviso in quattro sezioni:
A. Prime sei domande come da Questionario PGWGI versione breve ( Grossi, 2006);
B. Sezione di posizionamento dei consumi culturali, come da tabbelle ISTAT (vedi in sezione metodologia riferimento alla ricerca consumi culturali 2003/2004 ISTAT)
C. Griglia d'identificazione dei vincoli al consumo culturale. A questa domanda gli intervistati rispondono dichiarando la propria preferenza in una scala da 1 a 10. Successivamente è richiesto agli intervistati di elencare le ragioni della propria scelta (primi tre e ultimi tre risultati del ranking) secondo le 5 variabili principali collegato alla teoria del costo di attivazione.
D. Profilo socio-demografico per il posizionamento dell'intervistato.

Il livello di benessere psicologico soggettivo è stato misurato attraverso l'Indice di Benessere Psicologico Generale (PGWBI - Psychological General Well Being Index), uno strumento validato da decenni di pratica clinica.

Il PGWBI è stato sviluppato come strumento per misurare le auto-rappresentazioni degli stati emozionali ed affettivi intra-personali che rispecchiano un senso di benessere soggettivo o di disagio, catturando ciò che possiamo definire la percezione soggettiva del benessere. Il PGWBI originale consiste in 22 item auto somministrati, valutati su una scala di 6 punti, che valutano il benessere generale e psicologico degli intervistati in sei domini di qualità di vita: ansia, umore depresso, benessere positivo, autocontrollo, vitalità e salute generale. Ciascun item ha sei possibili punteggi (da 0 a 5), riferiti alle ultime quattro settimane del soggetto intervistato. Ciascun dominio è definito da un minimo di 3 ad un massimo di 5 item. I punteggi per tutti i domini possono essere sintetizzati nel riepilogo del punteggio globale che raggiunge un punteggio massimo teorico di 110 punti, rappresentando il miglior livello raggiungibile di benessere (Dupy, 1984), una specie di 'stato di beatitudine'.
In questa ricerca, abbiamo adottato la forma abbreviata di PGWBI, che consiste di sei item che generalmente spiegano più del 92% della varianza globale del questionario. Il PGWBI completo (la versione di 22 item) è stata adottata in due precedenti ricerche sul benessere della popolazione italiana (2000 e 2004). Questa versione ridotta è stata validata in un progetto a lungo termine condotto dal 2000 al 2006 in Italia (Grossi e al., 2006). In una sezione specifica del questionario abbiamo aggiunto i dati che si riferiscono all'accesso culturale, e le informazioni raccolte attraverso le interviste sono state espresse in termini quantitativi (quantità ottenute dalle risposte, ad esempio il numero di volte in un anno in cui l'intervistato aveva partecipato a determinate attività).
Come era lecito attendersi, il fattore che maggiormente influenza la percezione di benessere soggettivo è il proprio stato di salute. Come è visibile nella figura 1 vi è una relazione lineare tra numero di patologie concomitanti e decremento del punteggio PGWBI, che supera il livello ritenuto espressione di distress severo a partire dalla presenza di 3 malattie concomitanti.

Al di là di questo dato atteso, i risultati preliminari ottenuti confermano in pieno il costrutto di riferimento: livelli elevati di consumo culturale nelle sue diverse espressioni si associano ad elevati valori di benessere psicologico percepito anche dopo la correzioni per gli altri potenziali determinanti del benessere. Solo per dare un idea basti considerare la frequenza dei cittadini agli spettacoli teatrali.

Ebbene oltre metà del campione intervistato non frequenta abitualmente il teatro mentre la percentuale dei cittadini che visitano almeno poche volte all'anno un museo presenta una curva con un picco intorno a 1-2 volte all'anno. Stratificando la popolazione proprio in base a questo comportamento e mettendo a confronto i sottogruppi che mai frequentano, molto poco, poco, abbastanza e spesso i teatri ( tabella 1), si nota una relazione lineare tra benessere psicologico percepito e consumo culturale, come se la fruizione di stimoli culturali abbia un ruolo decisivo nel modificare la qualità di vita. L'indagine peraltro ha permesso di valutare l'associazione tra molte altre attività culturali e di svago e benessere psicologico percepito. Da una analisi preliminare (tabella 3) risulta chiaro che il non svolgere o svolgere intensamente specifiche attività ha un impatto deciso sul livello di benessere percepito. Questa tendenza è particolarmente accentuata nel soggetto anziano, in cui la co-morbidità tende a ridurre il benessere percepito.

Figura 1: relazione tra comorbidità e benessere psicologico misurato attraverso il PGWBI

Mettendo in classifica le varie attività rispetto alla differenza percentuale del livello di benessere tra fare e non fare, risulta chiaro che per alcune attività, quali la frequentazione di concerti di musicali o la pratica dello sport ci sono scarti anche di 10 punti della scala PGWBI, sicuramente rilevanti dal punto di vista statistico ed epidemiologico ( tabella 2 ).

Dall'analisi approfondita dei dati ricavati da questa estesa indagini sarà possibile definire un quadro di riferimento utile al decisore pubblico per migliorare se possibile gli investimenti in questo

Tabella 1: Valori medi del benessere psicologico percepito ( PGWBI ) rispetto alla intensità media di fruizione culturale. Il valore medio di riferimento del punteggio PGWBI nella popolazione italiana nel 2008 è 77.8. Indagine Doxa 2008 sul territorio italiano

Tabella 2: Valori medi del benessere psicologico percepito ( PGWBI) rispetto a non svolgere o svolgere intensamente attività di fruizione culturale o di svago e attività sportiva. Indagine Doxa 2008 sul territorio italiano su un campione di 3000 cittadini.

Le nostre evidenze mostrano che, almeno per quanto riguarda forme specifiche di accesso culturale, il benessere individuale viene influenzato in modo sostanziale, e che le politiche che puntano a promuovere l'accesso culturale possono essere considerate (e conseguentemente trasformate e riprogettate) come politiche per la salute. L'uso di reti neurali artificiali, che ci permette di lavorare con modelli predittivi molto complessi, prendendo in esame comunque tutti i tipi di interazione fra le variabili complesse, mostra che il contributo dell'accesso culturale non è semplicemente correlato a fattori determinanti ben noti di benessere soggettivo, come il grado di istruzione, il reddito, o l'età, come sostenuto dalla saggezza convenzionale in questo ambito. In modo specifico, sulla base dei nostri dati, in una scala ipotetica dei fattori maggiormente determinanti di PGWBI, la cultura (basata sulle capacità e che include la pratica sportiva) si attesta al secondo posto, subito dopo lo stato di salute ed prima del reddito, e si rivela essere sostanzialmente più importante di categorie come l'età, l'educazione, il genere, o il tipo di impiego, che hanno sinora ricevuto un'attenzione considerevolmente maggiore rispetto all'accesso culturale e più in generale alla costruzione delle capacità, nella letteratura di settore.

Attraverso un particolare tipo di rete neurale sviluppata dal prof. Massimo Buscema del Centro Ricerche Semeion, in grado di tracciare le relazioni naturali tra le variabili mettendo in evidenza legami sfumati e deboli che sfuggirebbero ad analisi statistiche tradizionali, abbiamo potuto mettere in evidenza la mappa semantica delle variabili in studio in soggetti di età maggiore ai 60 anni considerando le single attività culturali ( Figura 2).

Per rappresentare la presenza di benessere e malessere psicologico sono stati presi in considerazione i soggetti con valori di PGWBI superiori ad 85 e inferiori a 70 rispettivamente, escludendo la fascia intermedia.

Come è possibile notare il nodo relative al benessere occupa una posizione centrale nel grafo, ciò riflettendo il suo ruolo chiave. Il benessere risulta direttamente connesso alla presenza di sola una patologia (il livello migliore di salute di questa fascia di popolazione dal momento che nessun soggetto oltre i 60 anni risultava privo di patologie), alla localizzazione geografica settentrionale, e cosa questa molto interessante, alle attività sociale e sportiva e agli hobbies. A differenza della mappa ottenuta nei soggetti sotto i 60 anni ( che per ragioni di spazio non viene mostrata) i soggetti più anziani beneficiano più direttamente di alcune attività culturali. Nell'anziano in altri termini la cultura conta di più.

Figura 2: Mappa semantica delle variabili in gioco nei soggetti ultrasessantenni ottenuta con il sistema Auto-CM, Centro Ricerche Semeion, Roma.

Riflessioni conclusive

Come possiamo dare un senso a questi risultati ? Sappiamo ormai da diverse fonti che la cultura e le arti influenzano diversi aspetti della nostra vita e che la pratica delle arti e la fruizione della cultura possono avere effetti fisici, mentali e sociali. I nostri risultati aggiungono qualcosa di nuovo al quadro complessivo, in quanto evidenziando l'importanza della partecipazione culturale per il benessere psicologico offrono il razionale per una nuova ondata di politiche riguardanti questioni individuali e sociali della deprivazione umana, allargando la portata delle strategie politiche per il benessere. Ad esempio, le politiche di trasformazione urbana dovrebbero essere incentrate su arti e cultura come motore per un cambiamento individuale e sociale, che probabilmente favorirà effetti emozionali quali l'impegno e l'arricchimento sociale il cui impatto sul benessere soggettivo può essere sostanziale. Un'architettura sociale delle comunità più attenta alla socialità e alla partecipazione culturale può esercitare un'influenza profonda sulla percezione del valore e del significato del modo di ciascuno di impiegare il proprio tempo libero e le proprie energie. I legami tra accesso culturale e sviluppo umano e sociale sono quindi molto più sostanziali di quanto ci si potrebbe aspettare di primo acchito e si radicano nelle fondamenta delle norme razionali che regolano i comportamenti non strumentali. Questo legame profondo non si presta a ricette meccanicistiche sullo sviluppo culturale e creativo che sono il pane quotidiano per gli approcci a tali temi (vedere ad es. Florida, 2002). I nostri risultati tendono a suggerire che la qualità della partecipazione culturale, può da sola generare potenti effetti di sviluppo, indipendentemente dall'impatto economico strumentale dell'attività culturale, e che la dimensione della salute pubblica è, a questo riguardo, più importante. Dal nostro punto di vista, gli approcci strumentali allo sviluppo culturale possono provocare mancanza di sostenibilità sociale e perdite di benessere sociale in quanto scoraggiano la partecipazione motivata intrinseca dell'individuo, a favore della appropriazione, opportunisticamente motivata, dei suoi effetti economici (Sacco e Tavano Blessi, 2009).
Ma l'importanza strategica della cultura in questo particolare contesto ha a che fare non soltanto con la sua capacità di forgiare il benessere migliorando i processi collettivi di attribuzione di senso e promuovendo nuove forme di socialità, ma anche grazie alla sua complementarietà strategica, con la produzione sociale di altre risorse intangibili quali l'istruzione e le abilità, che sono fondamentali per i processi di sviluppo locale. Un resoconto esaustivo di questi effetti complessi, e una discussione teorica meno schematica del ruolo di sviluppo della cultura mediati dal benessere psicologico, saranno l'oggetto degli studi futuri, anche grazie ad iniziative che saranno intraprese da enti pubblici interessati al nuovo e affascinante tema.

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